Stretching? Si, anzi no: Yoga!

Tutti raccomandano di sciogliere e distendere la muscolatura, soprattutto dopo l’attività fisica.
Che si sia fatta una corsetta di mezz’ora, una sessione alle macchine, o una lezione intensa di crossfit, dopo si rende necessario l’allungamento della muscolatura.
Quello che si osserva di solito è invece la tendenza di molti a dedicare pochi minuti a questa pratica e, dopo una doccia, ritornare agli affari quotidiani.
La verità è che il tempo non basta mai. Io stesso me ne accorgo. Infatti i miei
incontri alla fine sforano sempre l’orario programmato.
Forse si potrebbe ovviare con una o due sedute settimanali dedicate unicamente alla distensione. Anche se niente si può sostituire al lavoro fatto sul muscolo caldo.
Possiamo però fare qualcosa nei tempi morti della giornata.
Facili esercizi di allungamento si possono compiere anche sulla sedia in ufficio o mentre si guarda la televisione. Tutto questo però puzza sempre di emergenza, di raccogliticcio. Come se una sana distensione muscolare fosse opzionale.
In realtà un muscolo elastico si rompe meno facilmente di uno rigido, recupera prima la sua funzionalità dopo lo stress dell’allenamento, protegge le articolazioni e i legamenti dai traumi da sforzo. Mentre si corre, se dovesse capitare di inciampare, un muscolo rigido metterebbe in crisi la struttura che sostiene, un muscolo morbido ed elastico consentirebbe un maggior allungamento dell’arto preservandolo da conseguenze nefaste.
Io sono abbastanza fortunato, ho una buona elasticità di base. Solo ieri, stanco e poco attento, in una corsetta di una decina di chilometri fuori strada, ho preso 4 storte, tre alla caviglia destra, una a quella sinistra. Due passi e subito a posto.
Per contro ho visto persone inciampare e subito fratturarsi. Certo, c’entra molto anche la sventura che quel giorno ha deciso di guardare proprio te, ma un corpo leggero, allenato e soprattutto elastico, risponde meglio allo stress di un soggetto con qualche chilo in più, sedentario e rigido.
Allora tutti a fare stretching? No, Yoga.
E vi spiego perché.
Quando si cerca di allungare un muscolo volontariamente, come viene fatto nella pratica dello stretching, si utilizzano altri muscoli che nel complesso portano ad un generale sforzo che non consente al corpo di goder a pieno delle sue reali possibilità.
Se non ci facciamo addirittura più male che bene.
Nella pratica dello Yoga, si esegue l’esercizio tenendo conto del concetto di “giusto sforzo” e che “asanasukastyram” ovvero: la posizione deve essere stabile e comoda, come diceva Patanjali 2000 anni fa.
In sostanza, oltre a dare un senso alla sequenza in modo tale da giungere al termine in una condizione di energia ed elasticità accresciute, la pratica viene eseguita sfruttando il peso del corpo stesso nel momento più propizio per la distensione, ovvero durante la fase di espiro.
Lo Yoga non è un concetto ma un’esperienza. Spiegarlo a parole, oltre ad essere
difficile, può esser fuorviante. Vi invito ad informarvi praticandolo, ci sono molte scuole. Io devo tutta la mia conoscenza ad un grande Maestro: Aldo Rosacuta, che vive ed insegna a Chiavari.
Se avete voglia e possibilità praticate con lui.
Se vi accontentate, io sono a Genova.

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