Outdoor training a Genova: il Parco Peralto

Molti non fanno nulla e stanno bene così.
Qualcuno si iscrive in palestra: istruttori, macchine, docce, riscaldamento. Magari anche la lampada abbronzante.
Altri, come me, non amano stare al chiuso, delle comodità non sentono un gran bisogno, il colore lo preferiscono prendere dal sole.
Nonostante gli impianti sportivi pubblici siano a dir poco fatiscenti, il genovese può ritenersi fortunato. Anzitutto per il clima. Si può praticare all’aperto tutto l’anno.
Da un po’ non nevica, ma io ho anche corso sul candido freddo manto che rendeva un altro luogo un posto di cui conosco anche i sassi.

Un sito che frequento sovente – ma non esiste solo questo – è raggiungibile in pochi minuti sia dal centro, sia da Sampierdarena. Si tratta del parco del Peralto, sulle alture di Righi.
Esistono varie possibilità per fare allenamenti outdoor a Genova.

Un percorso, più in basso, che si prende dal capolinea del 40, in via Costanzi, vicino al ristorante la Rosa del Parco. Poco più di un chilometro su sterrato. L’ideale d’estate, con gli alberi a fare ombra. Qualche attrezzo per la ginnastica. Periodicamente qualche bravo ragazzo costruisce un castello di tubi sui quali fare esercizi e qualche zelante protettore dell’incolumità dei bambini (sic!) lo disfa. Buttandone i pezzi nella riva sottostante. Il bravo ragazzo non si perde d’animo e lo ripristina. Fino al prossimo attacco di zelo.

castello di tubi per fare allenamento

Più sopra, dopo il ristorante Richettu, c’è un grande piazzale. Vi posteggiano le auto. Giorno e notte. Di notte ben altra ginnastica vien praticata dai sani giovani genovesi. Ma tutto avviene all’interno delle auto e non riguarda questa sede.
Di giorno, usciti dalle macchine, se non sono troppo stanchi, i nostri eroi hanno più possibilità.
Proprio sul piazzale, nell’area riservata ai pedoni, su uno sterrato, ci sono panchine e tavolini. Ottimi per fare esercizi, ma anche per oziare.
Portarsi un tappetino preserva dal contatto con la pietra delle panchine o col legno dei tavolini. C’è molto spazio anche per eseguire circuiti a terra. Ho visto ragazzi legare una corda ad un ramo e tirarsi su a braccia. Basta avere un po’ di inventiva. In auto pochi attrezzi non ingombrano certo.
C’è poi una struttura lignea sulla quale sono affissi dei cartelli che indicano varie possibilità di allenamento. Sicuramente è l’ideale per praticare delle trazioni.
Al di là di una sbarra, inizia un percorso breve, circa 1200 metri, con le centinaia segnate con vernice bianca al suolo, sul quale correre, facendo attenzione alle buche sull’asfalto, e volendo, esercitandosi con attrezzi di recente rinnovati dal Comune con una logica che non comprendo del tutto. Penso siano stati messi a caso. Perché se dietro c’è un progetto sportivo mi vien da ridere. Però almeno quelli ci sono. Usiamoli.
In fondo al percorso c’è una ripida china. Superba per le ripetute in salita. E per il panorama consolatore che si gode dalla cima.

Il classico per tutti è il tratto di strada dell’acquedotto: porta fino alla Baita del Diamante a Trensasco, Comune di Sant’Olcese. Sono circa 5 chilometri se lo inizi dalla fontanella dal posteggio. Praticamente tutto in piano tranne la rampetta d’accesso.
Uno sterrato irregolare, che corre sotto i colli del Righi, sopra il percorso della ferrovia del trenino Genova-Casella.

I punti di ristoro.
La fontanella del posteggio è l’unico punto a cui attingere acqua. È ottima. Dal mercoledì al venerdì la Baita del Diamante apre alle 15. Il sabato e la domenica sono presenti dalle 9. C’è un bagno a cui si può accedere senza problemi e riempire le borracce. Io prendo sempre un caffè, mi sembra doveroso. Loro il bicchiere d’acqua lo regalano. Brave persone.

Baita del Diamante
Dentro alla Baita del Diamante (fonte foto: pagina facebook del ristorante)

Io vado a fare allenamento in questa zona perché mi è comodo. Ci porto spesso i miei clienti. Scopro così che molte persone non ci sono mai state. I forti sulle alture aspettano solo di esser visitati e una volta mi sono fatto anche una scorpacciata di porcini trovati nel bosco durante la corsa, vero Beppe? 😉

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