Lo zaino del trail runner

Il mio Maestro di Zen, Engaku Taino, fortissimo alpinista e Guida, è stato anche il mio primo insegnante di alpinismo.

Gli ho sentito dire spesso “l’arma leggera rende l’uomo agile”.

Quando c’è da preparare una salita mi vengono sempre in mente queste parole ed in effetti, mentre son li che cerco di far presto per levarmi di mezzo durante una progressione su una parete più difficile del previsto, son contento di aver patito un po’ di freddo, un po’ di sete, un po’ di fame. Un po’, non troppo.

Sovente, anche quando vado a correre, sono il meno vestito e quello con lo zaino – se lo porto – più leggero di tutti. A meno che io non sia con qualcuno a cui faccio da appoggio “logistico”.

Ne scrivo perchè sto preparando un trail.

Meglio pensarci per tempo.

Quello che vado a percorrere è un territorio che conosco molto bene, a due passi da casa, solcato da sentieri pestati lungamente, specie negli anni vissuti a Camogli.

26 km non sono tantissimi. Dovrei chiuderla. Ci saranno 6 ristori. Forse non serve portarsi troppa acqua né cibo. Il clima non dovrebbe esser severo.

Tranne gli obblighi del regolamento, non porterò altro. Il telo di emergenza, una bottiglietta d’acqua, il telefono.

In altri trail, più lunghi e su terreni più impegnativi, sono obbligatorie giacche impermeabili, alimenti, vestiario, torce, addirittura i ramponcini. Ma forse non pioverà, forse non farà freddo, forse non avrò fame, forse (?) non ci saranno tratti ghiacciati. Forse forse forse.

È difficile dare dei consigli. Ciascuno non può che far affidamento sulla propria esperienza e sul buonsenso.

I bastoncini, per esempio, io non li uso. Al mio primo trail non li ho adoperati. Li avevo portati perché tutti me ne avevano tessuto le lodi, ma poi son rimasti attaccati allo zainetto. Io spingo sulle ginocchia con le mani in salita. In discesa mi appoggio agli alberi e se non ce ne sono faccio più attenzione. Ho visto scivolare anche persone con i bastoncini.

Quando faccio una corsa da solo o comunque senza assistenza, d’estate porto sempre più acqua di quel che serve, d’inverno una giacca impermeabile che può riparare da vento, freddo, pioggia.

La regola è che non c’è la regola. L’unica cosa da tenere a mente è che a seconda della stagione il tempo può evolvere rapidamente. Bisogna sapere quanta autonomia si ha nelle gambe, quanto si può stare senza bere né mangiare.

Io, anche se vado per conto mio, in ambiente montano, porto sempre il telo d’emergenza e il telefono carico. Una caramella e un sorso d’acqua se non serviranno a me potrebbero aiutare qualcuno in giro stanco e sprovvisto. Mi è già capitato.

Ma alla fine dei conti si va da soli e da soli si decide cosa fare.

Io tengo sempre a mente la frase del mio Maestro.

 

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